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Alfredo Sosabravo

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Alfredo Sosabravo
   

Sin miedo al color

A partir del 4 de Abril hasta el 19 de Julio de 2009 se presenta en el Museo Ligabue, Italia la exposición Sin miedo al color Alfredo Sosabravo.


 

Palabras del Catálogo por Luciano Caprile

Un tempo immobile tra passato e futuro

Spremere la memoria è affermare la propria esistenza in un mondo che premia l’effimero e colloca la piccola, trascurabile nostalgia nell’accelerato consumo del quotidiano che non consente soste di appartenenza e di riflessione. Eppure noi tutti siamo fatti di memoria: ogni nostro gesto, ogni nostro comportamento è la ripetizione o la somma di gesti e di comportamenti ereditati dai nostri avi.

Ce lo ricorda con le sue opere Alfredo Sosabravo che va a pescare le proprie radici in una figurazione arcaica, verosimilmente azteca o maya, da rivisitare e da rinnovare ogni volta non tanto nella sostanza quanto nell’attitdine di evocare emozioni, pulsioni, suggestioni, misteri. Essendo nato e vissuto a Cuba ma avendo maturato esperienze in giro per il mondo e negli ultimi anni anche in Italia, Sosabravo è in grado di trasmettere un messaggio dalla prepotente e immediata seduzione visiva che non trascura una critica riflessione del nostro tempo. Il suo è il gioco apparentemente disincantato del bambino che ci osserva e ci giudica attraverso la perentoria essenza di un disegno che va a toccare corde emotivamente lontane, trascurate da un tempo ormai incapace di interpretare il significato della storia piccola o grande delle persone che lo attraversano senza accorgersi di lasciare tracce d’esistenza.

Alfredo Sosabravo cuce e ricuce ( anche in senso concreto, come vedremo tra poco ) vicende che paiono rubate da un cartiglio o da un fregio di molti secoli or sono: lo fa con la leggerezza dell’ispirata invenzione e con la naturalezza prorompente e inarrestabile del grido gioioso, anche se i suoi protagonisti sono solitamente muti, non possiedono quasi mai bocche ma solo lunghi nasi e occhi attoniti. Per forza, abbiamo a che fare con maschere, direte voi. Non lasciamoci ingannare dall’impassibilità dell’apparenza che caratterizza gli interpreti delle sue storie perché talora i vocaboli o i numeri corrono, se è necessario, nell’aria o vengono inglobati in fumetti o si introducono negli angoli più reconditi dell’opera; se è necessario compaiono perfino delle frecce a fornire un aiuto d’orientamento o di definitiva perdizione in un caos felice, rivitalizzante di forme e di colori.

Il nostro autore si è dunque servito dello sguardo introspettivo per cogliere un punto di riferimento inoppugnabile, per attivare in ciascuno di noi un momento di confronto, di riflessione, magari di sconcerto, come succede quando si viene toccati nei ricordi dell’infanzia che ritenevamo non solo sepolti ma anche riparati da incursioni esterne. Invece ora siamo qui, di fronte a queste immagini che esibiscono il rammarico di un abbandono e propongono nel contempo la perentorietà di una scoperta. Infatti le sentiamo subito nostre e ci meravigliamo di averle abbandonate o relegate in un angolo oscuro come un segno di fragilità. Esse invece costituiscono la nostra forza e la nostra speranza perché possiedono la chiave di ogni mistero che ci riguarda, un mistero sigillato nel gesto puro e immenso di un’età perduta. La creazione del mondo avviene lì. Sosabravo lo sa e si veste da fanciullo per rimettere in funzione gli strumenti della verità atti a stupirci e ad ammaestrarci.

Le opere scelte per la presente occasione espositiva spargono semi recenti e ricorrenti nel senso che riguardano il suo lavoro degli ultimi anni che trova alimento e frutto nella messe dei periodi precedenti secondo un felice processo di gemmazione. Il nuovo si innesta nel vecchio e si espande verso di noi per via di un’interpretazione esplosiva che sembra voler proiettare i personaggi, o almeno alcuni frammenti della narrazione, fuori dell’ordito del quadro. Merito di una vocazione tridimensionale esaltata dal rilievo di certe cuciture che sigillano lacerti di stoffa ricamata e invitano al tatto. La “pittura” si fa anche con le cose in apparenza trascurabili la cui reciproca e ricercata giunzione può diventare segno e disegno, suggerimento, pretesto, alimento continuo e rinnovabile della fantasia. El beso de la mujer araña è un tuffo nell’invenzione più libera dove certe pulsioni tribali ( la moglie-ragno che abbraccia e “consuma” i malcapitati sposi ) si rinnovano in un gioco che mima le insidie della vita. Il quotidiano si affaccia invece nei ritratti di personaggi colti in atteggiamenti disincantati: incontriamo l’occhialuta Dama del sombrero, i cui sontuosi ricami provengono da ritagli damascati a celebrare il trionfo dell’apparenza. E questo è un ricorrente motivo di indagine per un artista come Sosabravo che si avvale del clamore compositivo per una festa degli occhi; ma il piacere descrittivo sembra precipitare inesorabilmente in un vuoto di sostanza.

Questa “dama” in effetti è costruita attraverso una assenza corporea che possiamo indovinare sotto le ampollose vesti. In tal modo la libertà narrativa ed evocativa non conosce limiti essendo essa ancorata a un gesto che si fa pittura e storia nel compiersi, nel distillare elisir di beatitudine visiva e piccole voragini di rimbalzo esistenziale. Succede quando l’opera diventa cronaca, magari cronaca di un piccolo evento quotidiano che ci compete. Allora la favola ci sfiora e ci chiama direttamente in causa. El billar racconta di frequentatori di bar alle prese con le stecche intorno al tavolo verde. Sembrerebbe anacronistico accostare queste figure senza tempo al nostro tempo. Invece ciò che osserviamo in questo quadro è un rito riferibile alla vita che ci è concessa e che si inserisce perfettamente nei riti giocosi o religiosi degli antesignani di Sosabravo fissati nelle immagini celebrate dalla storia dell’arte precolombiana.

Che cosa è cambiato? Nulla, risponde l’artista. Anche per i contemporanei di allora si trattava di confrontarsi con un comportamento quotidiano. E le allegorie ci sfiorano come farfalle colorate: così le palline fanno correre i loro numeri sul piano inclinato delle possibili combinazioni sotto lo sguardo di una figura totemica mentre i giocatori si affannano a dirimere il percorso del destino.

Anche Juego de dominó sembra voler interrogare il futuro in uno spazio sghembo dal sapore metafisico dove la fantasia corre lungo derive surreali suggerite dal gioco e dai personaggi che lo interpretano con le loro stupefazioni, con i loro comportamenti, con la fresca proposizione di un palcoscenico su cui tutto può succedere. E dove la verità si annida come sorpresa da cogliersi magari nell’ignoto pronunciamento del personaggio in primo piano ( il fumetto emette bande colorate, non parole ) o nella fuga di un volto sotto il tappeto quadrettato. Magari è il vento segreto della notte stellata a creare scompiglio, a far volare le cravatte e i capelli, a far ondeggiare la ricorrente lampada ereditata dalla Guernica di Picasso, a far dirigere verso di noi lo sguardo della maschera che decide la sorte.

Preferiamo allora immergerci ne La fiesta: conviene farci travolgere dal movimento rotatorio delle cose che mischiano i burattini alle persone rivelate o da rivelarsi e alle maschere che rimangono tali perché quella è la loro essenza. Come si può vedere, i dipinti di Sosabravo possono legarsi l’uno all’altro per formare un racconto secondo allegorie nascoste e palesi condotte da personaggi che non si rivelano mai compiutamente dietro la loro espressione attonita, dietro un atteggiamento interrogativo come se noi dovessimo diventare la risposta alle loro mute domande, alle loro squillanti provocazioni. Ma è proprio così? O piuttosto siamo noi che non riusciamo a recepire fino in fondo il messaggio cifrato di determinati comportamenti, proprio come avveniva per certe antiche crittografie? La dichiarazione per immagini, che Sosabravo ha ereditato dalla cultura pittorica del Centro America, dovrebbe insegnarci pur qualcosa anche perché i suoi attori scelgono sovente i travestimenti dei nostri giorni, come abbiamo potuto già constatare.

Tale approccio è forse più evidente nei ritratti. Prendiamo Personajes contemporanéos: il cappello, gli occhiali ( indicati dalla freccia ), la ricorrente e svolazzante cravatta stellata indicano un abbigliamento che ci è famigliare. Eppure, se togliamo mentalmente tali sovrastrutture, la figura si proietta immediatamente in un tempo immobile, da interpretare e da ricomporre cercando di usare magari le lettere dell’alfabeto collocate senza alcun ordine nella striscia ai piedi del quadro. Così l’enigma continua, così si accresce la sua seduzione. Infatti in Madrina de los pescadores il rapporto tra il simulacro e la sua immediata suggestione arricchisce la nostra fantasia di innumerevoli fughe accresciute dalla stessa sostanza in cui è ritagliato il dipinto. Pesci e barche di stoffa colorata e modellata incontrano il racconto di una vita tra le braccia accoglienti della donna o nel cielo dei suoi capelli dove far convivere i cerchi concentrici di un sole allucinante con le onde un poco mosse del mare. In un simile contesto la logica degli eventi sposa felicemente la logica del desiderio di fuggirli questi eventi per trasformarli in occasione estatica, nella purificazione di una realtà che non supera mai l’invenzione quando sigilla in modo così poetico e così definitivo i valori più autentici dell’esistenza. La risposta parallela può essere rinvenuta ne La mujer del pescador che si affida ai medesimi riti, al medesimo sommovimento di pensieri e di gesti per esprimersi compiutamente. Ecco, come nelle descrizioni arcaiche più volte evocate, anche con Sosabravo si ottiene la contemporanea visualizzazione di un fatto e del corollario di emozioni, di impressioni, di sentimenti a esso collegato: le persone vengono immerse nei loro immediati pensieri che in tal modo si materializzano davanti ai nostri occhi. Ha seguito magistralmente la stessa logica anche Marc Chagall mischiando il cielo e la terra per sospendere liberamente violinisti e animali, rabbini e innamorati, avendo eliminato la forza di gravità a tutto vantaggio della forza suscitata dalla poesia. In tal modo si possono compiutamente assaporare e meglio comprendere composizioni articolate come per l’appunto La mujer del pescador che serba tra la folta chioma i giochi dell’infanzia mentre dentro di sé porta l’emblema ittico della sopravvivenza.

In altre situazioni viene recuperata invece certa epica muralista che però non è rivolta alla ferma e aggressiva dichiarazione di un intento politico o sociale ma viene trasferita in un affresco di provvisorietà, in una frammentazione di membra e di parole che rendono labile la rincorsa di un articolato ragionamento. L’imponenza risiede essenzialmente nel ritmo dell’impianto costruttivo, come possiamo constatare ne La rueda de la fortuna e in gran parte anche ne La fiesta già citata. Le figure conquistano la scena ma non l’assorbono da protagoniste, preferiscono piuttosto essere inglobate in un discorso ampio di diffusione colorica e formale per fornire un impasto di distillate emozioni da ricondurre all’evocazione di un sogno. Così il tutto e il particolare assumono la medesima importanza scambiandosi volentieri i ruoli dal momento che non siamo in grado di sapere dove risiede il fulcro del racconto deciso dall’autore e dove questo racconto ci può condurre. Ecco perché diventa stimolante collocare in una qualche sequenza le opere e costruire, immagine dopo immagine, la storia che più ci aggrada. Il caso sollecitato dall’intuizione può così fornire illuminanti soluzioni al personale desiderio di perdersi per ritrovarsi. Un po’ quel che succede a questi personaggi apparentemente forniti di ragguardevole spaesamento, eppure così determinati nel ritagliarsi un’esaltante armonia compositiva che li rende prossimi al nostro desiderio di appropriazione o di scambio di ruoli. Alfredo Sosabravo è abilissimo nel dosare e nel disseminare elementi apparentemente eterogenei: in tal modo cerca, trova e assembla i toni determinati dai colpi di pennello e gli equivalenti toni scaturiti dalla sovrapposizione di lembi di stoffa per farceli accettare come un unico, insostituibile ordito di stupefazioni. Certo, è forse più facile per noi entrare nel suo mondo intinto nella favola allorché ci invita a osservare le Figuras del carnaval o ad assistere alle esibizioni dei Gallos en el circo, due momenti e due ambienti dove la fantasia si sposa naturalmente alla realtà. Ma a questo punto del nostro percorso investigativo ci viene altrettanto naturale accostarci a temi che ci riguardano più da vicino perché vanno a toccare la concretezza della vita. Prendiamo Retrato de familla, Grupo expectante e Generaciones: sono tre opere in cui ci possiamo specchiare poiché ci rappresentano nella nostra messa in posa e in quel divenire che fa scorrere, proprio in Generaciones, le persone che si susseguono e fluttuano indicando il senso del tempo che passa e ci trascina con sé. E noi, al di qua e al di là del quadro, torniamo protagonisti con Mi paisaje interior e con Hombre de hoy : la testa del protagonista è colma di pensieri tradotti in rappresentazioni figurali secondo il concetto già espresso di rendere visibili e sovrapponibili il reale e l’immaginario. Dalla bocca di Hombre de hoy esce uno dei rari pronunciamenti: “El hoy es mañana” in un incontro di case, di pesci, di uccelli, di sole, di aerei. Con l’assenso di Sosabravo potremmo correggere così la scritta: “L’oggi è domani se si rispetta la memoria di ieri”.

Il domani dell’artista cubano è già anche facilmente leggibile nella traduzione tridimensionale dei suoi personaggi che nell’incontro del vetro colorato, partorito dai laboratori di Murano, col bronzo delle fonderie veronesi ritrovano una perfetta collocazione nel mistero legato all’origine dell’ispirazione. Infatti i respiri di oggi, di domani e di un ieri sprofondato nella decantazione dei secoli si incontrano e si confondono nell’esibizione di un oracolo. L’incisa maestosità di una corazza si scioglie nell’antico volto translucido e ne scandisce la modulata trasparenza; i corpi alternano imponenza a improvvisa leggerezza, tutto si trasforma e si coniuga in un mondo che non conosce limiti all’ispirazione. Così è Alfredo Sosabravo che ama stupirsi per stupirci, che ama inventare scenari di emozioni affinché il futuro possa recuperare preziose occasioni dal passato per rinnovarsi in partecipe consapevolezza e in generosa fantasia.

Luciano Caprile

Luciano Caprile es crítico de arte y periodista, Vive en Genova.



Castello del Priamar

   


Dirección: Corso Mazzini 1, 17100 Savona

Telefono: +390(19)8310325

Savona, Italia.

Italy

La muestra 'Senza paura del colore' de Sosabravo se traslada al Castillo de Priamar de la ciudad de Savona en la Liguria italiana. Se inagurará el 1ro de Agosto por invitacion del Comune y con el patrocinio del Lions Club de dicha localidad.

En esta exposición se presentarán las mismas obras.

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